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Il sapore di un respiro

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Non può essere vero. 
Un bicchier di vino non può fare la differenza tra vita razionale e passione travolgente.

Vivo la quotidianità all’insegna del pragmatismo.
Lo faccio di mestiere. Risolvo beghe.
Ogni quesito che mi viene posto ha la sua logica risposta.
I miei interlocutori parlano.
Io ascolto.
Grattacapi e inconvenienti si dipanano. La mente in pochi attimi riesce a vedere la soluzione, la ragionevole via d’uscita.

Poi arriva sera.
Respiro.
Apro un bottiglia e mi verso un bicchiere di vino.
Lo sorseggio.
E la mente esplode.
La mia primordiale essenza la segue.
Sono libera.
Tutto tace.
Con un solo gesto. Un sorso. Accedo alla lava incandescente che ribolle in me.
Le parole sgorgano. Le immagini si rincorrono. L’ironia danza.
E tutto assume un’altra dimensione.
Il pragmatismo rimane lì, dov’è. La realtà pure. Ma hanno un altro tono.
Il mio.

Sono stati mesi pesanti. Non ho scritto.
Non riuscivo a scovare l’ironia, figuriamoci la leggerezza.
Avrei dovuto far fuori una cantina per poterla contattare.
Mi sono imbrigliata in infinite seghe mentali. Tormentata sull’impegno morale assunto con chi mi segue e legge. Un giudizio auto-inflitto se vogliamo essere onesti.

Poi arriva una domenica pomeriggio di pioggia.
Simile a quando tutto iniziò.

Sono seduta sul divano.
La finestra aperta. La micia che dorme al mio fianco. Sì, che palle. Un’altra domenica di quelle che dici: e adesso cosa faccio?
Mi caccio il notebook sulle gambe incrociate e inizio a buttar giù parole ripigliando il filo del discorso lasciato in sospeso.
E la vedo.
La vedo lì, la soluzione.
Non è il bicchier di vino che scioglie il mio sentire. È il coraggio.
Il coraggio di riprendere per mano la passione. Il mio io più vero.

Sono stati duri questi mesi. Lo sono ancora.
Ci siamo trovati a vivere una condizione somigliante al quotidiano, ma con restrizioni e condizionamenti inverosimili.
Un pericolo invisibile ci ha confinati nelle nostre abitazioni.
Uno stato di guerra dell’anima. Un nemico non bene identificato.
L’allarmismo incamerato è stato scagliato alla rinfusa contro ombre allungate sui muri. Non individuando avversari fisici, il nostro intelletto ha colpito alla rinfusa ovunque e chiunque con il solo risultato di annientare se stesso.
Eppure, come sempre accade, l’alba spunta.
Ha il gusto dolceamaro della risoluzione.
Della pace che porta in dono.

Ed è lì. Talmente vicina da non riuscire a vederla.
Solo l’attimo di infinito tra un respiro e l’altro ci permette di percepirla.
La soluzione siamo noi.

Respiriamo.
Ascoltiamo il silenzio.
I piedi ben appoggiati a terra, inizio di radici profonde che ci tengono saldi al presente. Dimentichiamo il caos che ci circonda, il circo mediatico con il quale vogliono ingurgitarci, e riprendiamo per mano la nostra vera essenza.
Respiriamo.
Ripartiamo dalle nostre passioni.
Riconnettiamoci ad esse.
A ciò che dà sapore e speranza alle nostre vite.

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