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La chiesa madre della musica country

la chiesa madre della musica country

Sarà capitato tantissime volte agli appassionati di musica, soprattutto a coloro che erano abituati a sfogliare centinaia di copertine di vinili, di imbattersi in titoli contenenti quattro parole magiche: Live At The Ryman. L’elenco degli artisti che possono vantare un disco inciso dal vivo al Ryman Auditorium è infatti lunghissimo e spazia nel tempo e nei generi musicali, anche se un posto speciale l’hanno avuto i grandi interpreti della musica country, folk e bluegrass.

Il Ryman Auditorium può essere considerato il tempio della musica country. Un luogo reso sacro da chi ne ha calcato il palcoscenico, ricevendo in cambio un pizzico di immortalità artistica.

Questo teatro si trova nella città della musica per eccellenza, ovvero Nashville. Ha un posto anche nel Registro nazionale dei luoghi di interesse storico (NRHP) degli Stati Uniti e cosa ancora più rara e importante, è incluso tra i monumenti storici nazionali (NHL).

La ragione dei riconoscimenti citati sopra, va ricercata nel suo passato più remoto. Una storia che dura da più di un secolo.

Era infatti il 1892 quando grazie al contributo di un uomo d’affari locale, il Capitano Thomas Ryman, sulla quinta strada di Nashville venne inaugurato l’Union Gospel Tabernacle, la cui costruzione era cominciata ben sette anni prima. Come si intuisce dal nome, il teatro era stato pensato per ospitare eventi religiosi. Scopo che assolse in maniera quasi esclusiva fino alla morte dello stesso Thomas Ryman, avvenuta nel 1904.
In suo onore, l’Union Gospel Tabernacle venne rinominato Ryman Auditorium e fu sempre più spesso utilizzato per eventi culturali diversi. I primi anni del secolo scorso videro esibirsi nomi di fama internazionale come Charlie Chaplin o Harry Houdini. L’auditorium ospitò anche dibattiti politici, il Presidente Theodore Roosevelt in visita ufficiale, un’esibizione del Corpo di Ballo Imperiale dello Zar di Russia nel 1912, e perfino una partita di football tra Vanderbilt e Michigan nel 1904(1). Calcarono quello stesso palcoscenico anche il mitico Enrico Caruso e sua maestà Elvis Presley.

La musica diede un enorme contributo nel rendere il Ryman un luogo simbolo. Bill Monroe, Patsy Cline, Hank Williams, The Carter Family, Johnny Cash sono solo alcuni dei nomi che rievocano ancora oggi emozioni uniche.

Quegli stessi artisti hanno legato indissolubilmente il loro nome a un altro leggendario spettacolo musicale, che proprio in questi giorni ha festeggiato il 95esimo anniversario: la Grand Ole Opry. Nato nel 1925 come trasmissione radiofonica col nome di WSM Barn Dance, entrò nelle case diventando l’appuntamento fisso del sabato sera. Siccome la WSM era una radio che trasmetteva in onde medie da Nashville, la città cominciò ad essere meta di pellegrinaggi dei fans che accorrevano da ogni angolo degli Stati Uniti per assistere agli show dei propri idoli.

I proprietari della WSM impiegarono qualche anno per arrivare a un accordo con i gestori(2) del Ryman. Il 5 giugno 1943 la Grand Ole Opry fece il suo debutto sul palcoscenico dell’Auditorium, dove sarebbe rimasta per 31 anni di fila registrando il tutto esaurito ad ogni show. Lo strepitoso successo e la risonanza a livello nazionale, uniti alle leggendarie origini del teatro, fecero entrare il Ryman nella storia come La chiesa madre della musica Country

Come prevedibile un teatro così piccolo, e per molti aspetti antiquato, non avrebbe potuto svolgere all’infinito un ruolo tanto importante. Il 15 marzo 1974 la Grand Ole Opry tenne l’ultimo memorabile show nel Ryman Auditorium, prima di esordire la sera successiva in quella che è tutt’ora la Grand Ole Opry House, sempre a Nashville. Oltre al nome, la nuova struttura conserva un altro pezzetto del Ryman: una parte del palco in legno del vecchio glorioso auditorium, di forma circolare, incastonata al centro della ribalta.

Il suo destino sembrava segnato; ma la solidità della tradizione(3) unita probabilmente alla lungimiranza di qualche businessmen, ne impedì la demolizione.  

Dopo una ventina d’anni di inutilizzo, interrotti da sporadiche esibizioni di artisti come Dolly Parton o l’ambientazione di film quali Sweet Dreams e Honkytonk Man, vide rinascere la propria fortuna grazie a Emmylou Harris: davanti a un centinaio di spettatori tenne nel malandato auditorium tre concerti che divennero poi un album intitolato proprio At The Ryman.

at the ryman

Il primo di una lunga serie, come si diceva all’inizio, che contribuì alla decisione di rinnovare l’intera struttura, ampliarla e renderla un luogo degno della storia che ancora adesso rappresenta. Dalla fine degli anni ’90 il Ryman ha ospitato eventi musicali di ogni tipo. È stato anche il teatro dove si sono tenuti addii in grande stile a leggende del calibro di Johnny Cash, Tammy Wynette, Waylon Jennings e Bill Monroe.

Non è quindi singolare che tanti artisti desiderino inserire nella propria discografia un’esibizione su un palco così importante. Per fare solo alcuni nomi, hanno suonato al Ryman Bruce Springsteen, Neil Young, Ringo Starr, Patty Griffin ma anche Anita Baker, i Coldplay, gli Erasure, perfino i rapper Wu-Tang Clan o Margo Price e Jason Isbell tra i più recenti. L’elenco è veramente infinito.Una storia particolare e unica che vale la pena essere raccontata è quella del “Live At The Ryman” del signor Marty Stuart(4) e dei suoi Fabulous Superlatives. Registrato interamente dal vivo, può essere considerato il frutto della sua improvvisazione musicale e dell’intuizione di Les Banks, che si occupava della registrazione.

live at the ryman musica country

Marty Stuart aveva appena terminato una deludente tournée con Merle Haggard quando, per un impegno preso l’anno precedente, si vedeva “costretto” a tenere una serata al Ryman suonando musica bluegrass. Ad accompagnarlo c’erano musicisti di tutto rispetto: Stuart Duncan, Charlie Cushman e “Uncle” Josh Graves. Si erano ritrovati a Nashville il pomeriggio stesso, poco prima del concerto, con il solo tempo di preparare una scaletta di brani da proporre senza praticamente provarli. Al termine della serata, Les Banks, che aveva registrato tutto all’insaputa di Marty Stuart, gli fece ascoltare il CD e Marty rimase così sorpreso dal risultato da pensare subito di pubblicarlo.

Uno dei miei preferiti tra l’altro. Un piccolo capolavoro per chi ama il genere bluegrass. Sapere poi che è stato inciso in un luogo così pieno di storia e tradizione, lo rende ancora più speciale.

Note:
(1) A dire il vero la partita venne raccontata al pubblico con un play-by-play comunicato attraverso telegrammi, mentre le cheerleaders di Vanderbilt riproducevano coreograficamente sul palco ciò che stava avvenendo allo stadio.
(2) Lula C. Nuff, era una stenografa che dalla morte di Thomas Ryman si occupò di gestire l’auditorium, concedendolo con abilità e lungimiranza, ad artisti, politici ed attori.
(3) Roy Acuff, fu tra i più accaniti sostenitori della demolizione e non perse occasione di sottolineare quanto inadatto fosse il Ryman ad accogliere artisti e spettatori. Paradossalmente, una statua di Acuff si trova ora proprio nell’atrio del Ryman e lo ritrae accanto a Sarah Cannon (protagonista, nei panni del personaggio Minnie Pearl, dell’ultima serata dell’Opry al Ryman).
(4) Marty Stuart è probabilmente l’artista che più di tutti si è esibito al Ryman, sia per l’Opry sia durante il suo annuale evento The Marty Stuart’s Late Night Jam. La prima volta che Marty vide il Ryman fu nel 1972, all’età di 13 anni, quando arrivò in autobus nella speranza di poter incontrare Lester Flatt. Marty racconta: “Ho girato l’angolo di Greyhound Station e mi sono ritrovato davanti il Ryman Auditorium. Era vecchio e rovinato, la vernice si staccava ed alcune finestre erano rotte. Ma mi sembrò bellissimo”

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