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Buck Owens e la storia del Bakersfield sound

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Nashville West identifica la polverosa città californiana di Bakersfield che si trova nell’entroterra del Golden State e che basa la propria floridità sul business dedito alle estrazioni petrolifere e all’agricoltura in genere. Città al di fuori delle mete turistiche dei viaggiatori europei dalla quale è partita negli anni ’60 la risposta agreste al country caramelloso, sporcato da archi e fiati, di Nashville: il famoso “Bakersfield sound”.

Il merito di aver creato e reso celebre questo tipo di sound è accreditato al grande Buck Owens, un vero e proprio Honky Tonk Man(1). Buck – il cui vero nome era Alvis Edgar Jr – era un okie(2); la sua famiglia apparteneva agli sfollati che negli anni trenta, all’epoca del Dust Bowl, si spostarono dagli stati impoveriti dell’Oklahoma, Texas, Arkansas e Missouri verso la California alla ricerca di fortuna e di un futuro migliore.

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Buck Owens and the buckaroos – The complete capitol singles: 1971-1975

La highway 99 taglia in due Bakersfield. Ai lati di questo nastro d’asfalto nei primi anni ’60 sorgevano fumosi locali Honky Tonk dove alla sera i lavoratori – raccoglitori di frutta e cotone oltre ai blue collar impiegati nell’industria petrolifera – trovavano svago ascoltando musica live, ballando sul dance floor, bevendo della birra fresca e dialogando ad alta voce. Uno di questi locali era il famoso “Blackboard”. Poteva contenere più di 500 commensali e aveva una vasta sala da ballo dove la band ingaggiata suonava generalmente per 6 sere e pochi dollari a settimana in attesa della grande country star di passaggio, come Patsy Cline o Tex Ritter, che faceva tappa durante il proprio tour.

Buck Owens e i suoi Buckaroos, durante gli anni ’60, raggiunsero per ben ventuno volte l’apice della Billboard Country Chart con un sound prorompente e canzoni che mettevano allegria. Infatti rispetto a Merle Haggard, che ha le stesse radici okie, nei testi non vi è nessun riferimento autobiografico relativo agli stenti vissuti negli anni prima di arrivare al successo. L’unico collegamento tra Buck e Merle è stata la moglie Bonnie Owens: in prime nozze sposò Buck (1948 – 1953)  e successivamente Merle (1965 – 1978).

Inizialmente per i testi si affida a un grande cantastorie quale è il cantante folk country Harlan Harward. Mentre il sound é “Raw and Loud” con fiddle, steel, la chitarra elettrica twang(3) e i cori di Don Reach  (fino alla morte di quest’ultimo nel 1974 per un incidente stradale) con la batteria e la voce di Buck sempre “a sovrastare” il suono di tutti gli strumenti.

La carriera di Buck è fulminea e nel 1963 il singolo “Act Naturally” fa breccia addirittura nei Beatles che ne faranno una cover. Alla fine degli anni ’60 inizia a fare tours mondiali dai quali vengono tratti album live e hit song: “Made in Japan” nel 1967 e nel 1969 “Buck Owens in London”.

Non tutti sanno che Buck nel 1969, all’apice della carriera discografica, fece una scelta di mero business che si rivelò lungimirante: si legò al canale Tv della CBS con la sit-com musicale “Hee-Haw” di Minnie Pearl dedicata alla cultura “hillbilly” dell’immaginaria contea di Kornfield, dove rivestiva il ruolo di co-protagonista con un altro grande pluristrumentista okie, Roy Clark. Buck partecipò alla sit-com fino al 1986. In ogni puntata era assicurata l’interpretazione di una delle canzoni del suo infinito repertorio e dei grandi classici della country music accompagnato da artisti come Grandpa Jones, Burt Trent e nei primi anni dai Buckaroos. La trasmissione era molto seguita sia nelle grandi metropoli che nelle zone rurali del paese, tanto da assicurarne una proficua longevità.

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Torniamo alla carriera di Buck. Nel 1987 un esordiente e alle prime armi Dwight Yoakam – era appena stato pubblicato il primo EP intitolato “Guitars, Cadillacs, Etc., Etc.” – vuole incontrare il suo mentore che tanto lo ispirò nel riproporre il Bakersfield Sound. Dopo questo incontro Dwight gli dedica nel secondo album – ndr Hillbilly Deluxe – la riedizione della splendida canzone di Johnny Horton “I’m an Honky Tonk man”: lo stesso Buck l’aveva da sempre in repertorio. Nel 1988 duettano nella canzone “The Streets of Bakersfield” – originariamente incisa da Buck nel 1972 -, inclusa nell’album di Dwight “Buenas Noches from a Lonely Room” riporterà Buck in vetta alle country chart. L’intera discografia venne ristampata a tutto vantaggio della sua popolarità e finanze.

Buck è stato prima di tutto un grande imprenditore di se stesso. Con i lauti guadagni acquistò nel corso degli anni diverse stazioni radio e costruì un vero e proprio Honky Tonk Bar – ancora oggi in funzione – il Cristal Palace dove si esibiva ogni settimana con i suoi Buckaroos fino al 25 marzo 2006. Morì nel sonno poche ore dopo la fine del consueto show settimanale. 

Nel 2007 Dwight Yoakam dedicò un album alle canzoni di Buck intitolato “Dwight sings Buck”.

Oggi visitare il Cristal Palace è sicuramente una grande esperienza musicale: il locale è zeppo di ricordi che riportano alla carriera e alla vita di Buck. Uno su tutti la BuckMobile: una enorme Pontiac Bonneville convertibile bianca del 1973 personalizzata da Nudie Cohn con pistole Colt e fucili Winchester bagnati nell’argento, centinaia di dollari d’argento sparsi sul cruscotto, le immancabili corna di buffalo davanti all’immenso cofano oltre a diversi accessori in perfetto western kitch style. Si mormora che il precedente proprietario fosse Elvis e che Buck l’avesse vinta a una partita di poker.

Note

(1) Honky Tonk Man: uomo da Honky Tonk, riferito a bar di basso livello frequentato da popolazione di estrazione rurale dove si suona  Honky Tonk Music (generalmente una piccola band con chitarra e steel guitar).  

(2) Okie: nomignolo attribuito agli abitanti delle zone rurali dell’Oklahoma che si trasferirono in altri stati alla ricerca di miglior fortuna.

(3) “Raw and Loud” con fiddle, steel e la chitarra elettrica twang: “crudo e ad alto volume” con violino (fiddle), un tipo di chitarra montata a piano con pedaliera che cambia la tonalità delle corde (steel) e “twang” è l’onopatopea inglese per indicare una corda che vibra. Nel mondo chitarristico il “twang” è lo “sferragliamento musicale” di certe chitarre elettriche (di solito riferito alle Fender Telecaster soprattutto, ma anche Strato e alle Gretch). Quasi sempre è collegato a sonorità “vintage” e a suoni puliti. Ancora più spesso a timbriche che vanno dal rock’n’roll delle origini, al coutry e al rockabilly. 

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Remo Ceriotti in arte "Mr Cadillac" - nickname guadagnato sul campo per la passione sfrenata verso le auto americane in genere ma con una innata predisposizione nei confronti del brand con il simbolo araldico della famiglia di Monsieur Cadillac -nasce nel 1967, anno di forti cambiamenti sociali nella storia americana legati alla fallimentare campagna militare in Vietnam e alle prime formazioni di contestazione giovanile nei movimenti hippie californiani. La famiglia di Remo coltiva da sempre il sogno americano ed legato a doppio filo agli States. Infatti la nonna materna nel 1944, riusci' a salvare, attraverso amorevoli cure, un pilota americano rovinosamente abbattuto dalla mitragliatrici nemiche mentre era in missione con l'obiettivo di colpire l'aeroporto militare di Orio al Serio, all'epoca presidio dei  tedeschi. Un legame forte che nel corso dei decenni si era sbiadito nei ricordi famigliari ma che stranamente al 75 anniversario dell'incidente aereo, nell'ottobre 2019, e' tornato prepotentemente alla ribalta tanto da poter affermare di avere una seconda famiglia allargata sparsa in tutta la costa East degli States (da Washington DC fino alla Florida passando dalla Virginia e dal Kentucky). Un ricordo particolare allo zio Emilio - The Uncle - artista poliedrico (pittore, musicista, scultore) lo indirizza verso la cultura western attraverso la filmografia, i miti dell'ovest americano, il suono arcaico del banjo, le cromature delle auto americane degli anni 50, il rockabilly di Carl Perkins e il pumping piano di Jerry Lee e non ultimo il cinema americano di Sam Peckinpah (Mucchio Selvaggio) e di Robert Altman (Nashville) che fotografano l'america degli anni 70, tanto cara a chi scrive. Coltiva da sempre oltre alle auto una grande passione che e' la musica country tradizionale. Divora libri su libri, tvmovie e ascolta le discografie di tutti gli autori che sono collegati al country & western. E' un cultore degli stili e degli artisti, da quelli piu' oscuri a quelli piu' conosciuti,  dalle origini fino ai giorni nostri tanto che la passione lo porta ad essere uno dei fondatori di uno dei gruppi piu' longevi e prolifici - in attivita' dal 2005 e con un curriculum di 7 cd autoprodotti- della scena musicale country italiana...i MISMOUNTAINBOYS COUNTRY & BLUEGRASS BAND. Si laurea in Economia e Commercio con una tesi dedicata ai nuovi cowboys delle strade americane i Truckers e i loro sfavillanti eighteen wheelers. Ha una sete di avventure on the road sulle strade blu americane tanto da ritornarci svariate volte e di scrivere molteplici articoli per riviste musicali, di viaggi e di cultura americana in genere in tutte le sue forme. La sua e' una continua ricerca nelle radici della profonda provincia americana, quella non raccontata sui libri, non descritta dai viaggi di gruppo...e' un America minore, spesso dove gli eroi sono i perdenti e dove si impara che la strada deve essere rappresentata come una maestra di vita e fonte insaziabile di storie, di avvenimenti e di incontri. Coltiva relazioni legate alle passioni automobilistiche e musicali e non ultimo il mondo del cavallo americano, con molteplici contatti sparsi negli angoli piu' sperduti del Nord America. Dal 2008 condivide questa avventura nel mondo a stelle e strisce con Isabelle Starr sia nella vita musicale - leader vocale & mandolinist dei MISMOUNTAINBOYS - che in quella di tutti i giorni. Chiudo la presentazione con i primi versi di una canzone che spesso canto durante i nostri concerti...il titolo non poteva che essere AMERICA! "America il mio sogno, America il mio destino America sulla strada , America nel taschino Dentro di lei andare, dentro dei lei viaggiare miglia su miglia....on the road" (Lyrics tratta dalla canzone America di Saradini / Sormani Valli)

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