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Perfectly imperfect.

Perfetto Imperfetto

Pian piano la foresta ritorna alla normalità. Non smetto di pensare a quanto è successo anche se sarebbe proprio ora di guardare avanti e cancellare dal dizionario la parola Covid, una volta per tutte.

Abbiamo imparato qualcosa? 

In un precedente pensiero avevo sottolineato l’egoismo devastante che all’inizio della pandemia spingeva all’autoprotezione con l’assoluta mancanza di rispetto del prossimo.

I tempi si sono prolungati e l’austerità imposta non ha migliorato le cose. 

Il divario tra chi di sacrifici ne ha fatti pochi e chi molti è aumentato a dismisura, di conseguenza i sentimenti negativi hanno avuto la meglio su gran parte della popolazione.

Siamo più buoni o cattivi? 

Di certo distaccati, protettivi verso quanto è nostro e meno tolleranti e disponibili nei confronti di chi ha bisogno. Chi ce l’ha fatta, si sente più forte e chi è, o si è ritrovato in difficoltà, ancora più debole, alla mercé dei primi.

Esiste anche chi spiritualmente ha saputo elaborare e far tesoro della situazione, ha concepito un modo di pensare diverso e sfruttato ogni negatività per poter migliorare la propria posizione all’interno di questa società così spaesata. 

Si potrebbe riassumere il pensiero affermando che pochi ne sono usciti migliori, molti potrebbero ancora farcela ma altrettanti hanno appreso davvero poco.

Riapre il mondo e dopo aver esultato sui social per aver visto le papere girare indisturbate in città, si vuole abbattere un orso per aver attaccato un uomo nel proprio habitat, riapre il mondo e c’è chi uccide la propria moglie che si vuol separare, ora che può circolare liberamente, tutto riparte e la violenza ha di nuovo il sopravvento.

E’ come se non si fosse riusciti ad apprezzare ciò che non potevamo avere. E’ come se tutto ci fosse dovuto sempre. Mi chiedo come sia possibile.

Gli strumenti esistono per superare le difficoltà ma manca il coraggio di accedervi perché siamo convinti di essere l’unica cosa che non siamo: perfetti!

Non è andato tutto bene. 

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