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Trump vs Biden

Benvenuto Presidente, o quasi.

Dai prossimi mesi saremo nelle sue mani per quattro anni.
Non mi permetto di giudicare le scelte politiche degli americani o meglio della maggioranza di loro.

Mi rattrista e provoca in me una sorta di rammarico la modalità con cui sono state svolte le campagne elettorali di entrambi i candidati: uno per scelta, l’altro per difesa.

Da qui, dalla foresta, si è inoltre notato come tali battaglie siano state condotte e orchestrate dai media più che dai comitati dei candidati stessi.
Di questo ho già ampiamente parlato nel mio ruglio Io non ho il televisore e ancora una volta si è fatto leva sulla considerazione, per non chiamarla convinzione, che gli elettori siano ignoranti e incapaci di scegliere.

La prima grossa contraddizione è quella di ritenere gli americani un popolo razzista. Di fatto si continua ad alimentare il razzismo, grazie anche al supporto dei media che incentivano questa idea, affibiandone la responsabilità al presidente in carica.
Ma negli States questa ideologia è sempre più flebile. 

Non è forse vero che per otto anni consecutivi ha governato un Presidente afroamericano? Quindi la soluzione a tutti i mali sarebbe quella di avere sempre un presidente o un vice presidente tale?

La seconda, non meno importante, è quella attuale di giudicare la capacità o meno di governare, basandosi sulla gestione di una pandemia mondiale, in cui nessun leader, di alcuna nazione, ha saputo dare prova di infallibilità data la natura ancora oscura di questo male e il suo diffondersi con assoluta imprevedibilità.

Un leader andrebbe giudicato per le risposte date ai bisogni del proprio popolo e soprattutto per le scelte economiche in grado di cambiare e migliorare la vita dei propri elettori. 

Nei mesi che hanno preceduto questi giorni, non ho mai sentito parlare di scelte e programmi economici; nessuno ha esposto i risultati ottenuti dal Presidente in carica nei primi tre anni di amministrazione, eppure, sono accessibili a tutti se solo volessimo cercarli su internet. 

Proprio come diceva Nietzsche: “Il mondo si divide in due tipi di persone: quelli che seguono i propri desideri e quelli che seguono il desiderio degli altri. I primi son forti, non si lasciano governare da nessuno. I secondi son deboli e si limitano a fare quello che dicono e fanno gli altri.”

La superficialità studiata e ricercata dei media ci riempie la mente di stupidaggini riportate dai più con insistenza e in modo sistematico, tanto che alla fine si ha la percezione che siano reali.
È il risultato di una scellerata manipolazione di massa, la quale poi si omologa a dire e fare quello che esprimono e mostrano gli altri.

Sembra davvero impossibile, ma ci sono cascati entrambi i contendenti. Ancora una volta è finita con un Presidente che con ogni probabilità rappresenta il 50% degli elettori lasciando l’intero popolo americano confuso e sgomento, attanagliato dal dubbio di aver fatto la scelta giusta.

I litigi, gli sfottò, le prese di posizione, il continuo deridersi dei due pretendenti sono stati uno spettacolo davvero indecente; ambedue lontani anni luce dal polso e dal carisma dei Kennedy o dalla fermezza mista ad empatia che trasudava Ronald Reagan.

Entrambi sminuiti, a volte ridicolizzati dalle tv di tutto il mondo e soprattutto di quei paesi che non vedono di buon occhio la forza di un popolo considerato il più patriota dell’emisfero terrestre. 

È di certo un brutto segno. Una virata che porta all’indebolimento della nazione con il compiacimento di altri popoli che hanno ideologie politiche contrapposte e di cui, per altro, non sappiamo nulla, se non che il più grande male che ci ha colpito in questo anno provenga da lì. 

Ora tocca a Lei. Le sue scelte condizioneranno la vita di milioni di persone.
Fra quattro anni ci ritroveremo a discutere dei risultati del suo lavoro e non vorrei che, a quel punto, le facessero la pelle. Io ne so qualcosa. 

Presidente, buon lavoro.

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